24/11/09

Il seguito su Lucoli (L'Aquila) e sull'abbazia di S. Giovanni...articolo comparso sull'Avvenire di domenica 22 u.s.

Da Trastevere a Lucoli per ristrutturare l'abbazia

Nell'anniversario della dedicazione della basilica romana, lanciata l'iniziativa di solidarietà per ricostruire l'antica chiesa di San Giovanni Battista di Mariaelena Finessi


«Ad Onna serve una presenza serena e incoraggiante» di Graziella Melina

«Sono tanti i paesi danneggiati dal terremoto e di cui non si sa nulla, come Santa Rufina, Roio Colle o addirittura San Gregorio che è andato distrutto. Non trov allora giusto che a queste situazioni non sia stata data la stessa importanza». L'abate Amedeo Passarello, da 5 anni parroco presso l'abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli, esprime amarezza per quanto è accaduto a seguito del sisma che il 6 aprile ha colpito l'Abruzzo. Su alcune realtà i riflettori non si sono mai accesi: «La nostra abbazia ha subito numerosi crolli, tanto che la sacrestia e il chiostro sono stati dichiarati inagibili, eppure quella della parrocchia romana di Santa Maria in Trastevere oggi è la prima iniziativa di solidarietà che riceviamo».

L'occasione di incontro tra la comunità abruzzese di Lucoli – che riunisce 17 frazioni – e quella di Santa Maria in Trastevere è l'anniversario, il 15 novembre, della dedicazione alla Vergine Maria della basilica romana, «edificio fatto costruire nel 330 da San Giulio – spiega monsignorMatteo Zuppi, parroco a Santa Maria - sulla cosiddetta “taberna meritoria”», luogo di riposo per i soldati in congedo, «a sua volta eretta su una fonte d'olio», che nel 38 a.C. sgorgò dal pavimento facendo presagire un evento miracoloso tanto che «in questa giornata - conclude don Matteo -, a memoria dell'episodio celebriamo il sacramento dell'unzione ai malati».

Invitati nella Capitale, una quarantina di lucolani si fanno portavoce di un sentimento molto diffuso: riavere un luogo in cui pregare e trovare conforto. Ecco allora l'iniziativa dei parrocchiani trasteverini: dare il via ad una raccolta fondi, stimata intorno ai 5 milioni di euro, per la ristrutturazione dell'antica abbazia di San Giovanni Battista. «Si tratta di un prezioso complesso architettonico ed artistico risalente al 1077 ed inserito in tutti i percorsi turistici della regione ma, attualmente, escluso da qualsiasi progetto di ricostruzione», spiega Sabina Cavina, insegnante di Lettere originaria di Roma, che a Lucoli ha comprato casa dopo essersi innamorata di quei paesaggi incontaminati. «Ho sentito allora la necessità di intervenire – racconta - mettendo in piedi un blog con il quale far capire i problemi attraverso testimonianze dirette ed iniziative, il tutto in accordo con l'amministrazione comunale».

Non solo le case, dunque: i lucolani sono stati privati anche di un luogo di fede. La signora Emanuela si è trasferita a Lucoli 22 anni fa, lasciando il Nord Italia: «L'abbazia è il fulcro della comunità, i nostri figli crescevano e giocavano lì, e al sicuro da altre distrazioni affrontavano i problemi adolescenziali, mentre oggi è il centro commerciale il nuovo punto di aggregazione». Uno stato di fatto che in molti non riescono a concepire. «Senza contare - aggiunge Anita con voce sottile – che il ritorno all'abbazia serve anche a noi adulti perché altrimenti ci ammaliamo nello spirito».

Nell'attesa di riavere l'abbazia, si pensa ad una struttura alternativa: «La Caritas ha donato già a maggio 2009 un prefabbricato di 6 vani del valore di 650mila euro ma non si riesce a trovare il terreno anche perché l'area antistante il complesso monastico è stata considerata dall'ufficio tecnico comunale “ad espansione cimiteriale”». La ferita resta dunque aperta.

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